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Giustizia. Il nostro bene comune

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In questa pagina si presentano, di un libro selezionato, un commento personale e dei motivi di interesse per le pratiche filosofiche
GIUSTIZIA:
Il nostro bene comune

Di
Micheal Sandel

Il testo di Sandel qui preso in esame, il cui titolo è “Giustizia: il nostro bene comune”, presenta indubbiamente diversi motivi di interesse per il counseling filosofico. Mi permetto di esporli in modo lineare, senza seguire un ordine prestabilito, ma così come mi vengono, ripensando ai contenuti del saggio.

In primo luogo l’opera in esame può essere vista come fondamento per il counseling filosofico. In particolare, quando Sandel descrive come, secondo la sua concezione, dovrebbe procedere un ragionamento morale. Questa procedura prevede di partire da dei giudizi che diamo a certe situazioni concrete (per esempio cosa ne pensiamo del comportamento tenuto da quell’ufficiale americano in merito ai caprai afgani che, involontariamente, scoprirono una truppa di soldati americani mentre spiavano i nemici terroristi). Da questo punto di partenza occorrerebbe poi risalire, attraverso argomentazioni di carattere prettamente logico e razionale, ai principi di giustizia che hanno carattere universale e che quindi, proprio per questa caratteristica, si possono applicare in tutte le altre circostanze particolari. Ancor più nello specifico, il ragionamento morale richiede di partire da un parere intorno a un evento identificato; individuare la ragione e il principio che fonda il parere indicato; mettere in dubbio il principio con un opportuno contro esempio: si tratta a questo punto di creare una vera e propria crisi; dipanare la difficoltà mediante una ricerca filosofica; rivedere, infine, il nostro parere e ripensare il principio da cui siamo partiti.
In sintesi:

- parere su un evento;
- la ragione e il principio che fonda il parere;
- creare crisi mettendo in dubbio il principio;
- chiarificazione concettuale e filosofica intorno alle difficoltà emerse;
- ripensamento del principio.

In questo senso, i ragionamenti morali sono modi per chiarire in cosa crediamo e perché. Ed è proprio in tal senso che la procedura individuata da Sandel è in sintonia con alcuni aspetti del counseling filosofico ad orientamento fenomenologico ed esistenziale. Se si pensa, infatti e per esempio, al terzo momento dei quattro fondamentali del counseling filosofico, così come ci è stato presentato dal professore Ludovico Berra, non è difficile vedere come la chiarificazione concettuale e filosofica che Sandel individua nei ragionamenti morali, possa essere una mera integrazione di questo terzo momento. Tanto più ciò è vero quanto più il problema riportato dal cliente è di natura morale. E spesso accade questo durante gli incontri di counseling filosofico.
Sempre in tal senso, è opportuno sottolineare come la capacità di individuare il fondamento di un concetto, quella di creare crisi e quella, infine, di ripensare e rivedere il principio di partenza (mi viene da dire, quella di riconoscere e al limite rivedere le proprie visioni del mondo), non solo sono elementi fondamentali a livello teoretico, ma strumenti pratici del counseling ad orientamento filosofico.

In secondo luogo, il testo di Sandel è ricco non solo di esempi pratici e concreti da cui trarre spunto (basti pensare al problema etico sollevato con il racconto dei caprai afgani e dei soldati statunitensi, o a quello della ricchezza di Micheal Jordan, giusto per citarne solo due) per la pratica di counseling filosofico, allorché nascesse coi propri clienti il bisogno di riflettere in merito a temi di natura etica e morale (e in quest’ottica il testo in esame si presenta come un ottimo testo strumento e testo riferimento), ma anche di ottimi esperimenti mentali.
Quest’ultimi, a mio modo di vedere, si presentano come eccellenti attrezzi da adoperare durante gli incontri di counseling, allorquando nascesse il bisogno di indagare, col cliente, la sua visione del mondo. Utilizzare, per esempio, l’esperimento mentale del tram fuori controllo o il dilemma dei quattro naufraghi, può essere molto utile tanto per mettere il cliente nella condizione di riflettere sui propri valori quanto per mettere in luce diverse filosofie di giustizia. In quest’ultimo caso, potrebbe servire al cliente per ampliare i suoi orizzonti concettuali e metterlo nuovamente nella condizione di poter confrontare quella che è la sua idea di giustizia con altre concezione della stessa.

Penso, altresì, che il testo in esame possa essere considerato come un ammirevole esempio di come si possa fare filosofia in pratica. Spesso, e soprattutto nell’università italiane, la filosofia viene insegnata e vista come una disciplina altamente astratta, di non facile comprensione e, in modo particolare, poco avente a che fare con le situazioni problematiche che la vita ci presenta. Al contrario, il testo di Sandel si presenta come un’opera in cui è sempre evidente lo sforzo di calare i pensieri e le teorie altamente complesse, da un punto di vista filosofico, nella realtà concreta con la quale tutti noi ci dobbiamo confrontare. Parlare di utilitarismo e di liberalismo, anziché di comunitarismo o di libertarismo, è sempre per Sandel un’occasione per andare a indagare filosoficamente situazioni reali, che coinvolgono tutti noi per il semplice fatto di esistere in questo mondo e in questa società. Da questo punto di vista, il saggio di Sandel può essere preso in considerazione dal counselor filosofico quando si cimenta, nel suo lavoro di aiuto coi suoi clienti, con il tentativo di usare la filosofia, così come la tradizione ce l’ha affidata, in quanto strumento di aiuto nella relazione di aiuto.


 
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